Volare con il drone legalmente: tutto quello che serve
Registrazione operatore, attestato, zone geografiche, limite di 120 m, distanze, assicurazione e Remote ID. I sette punti da coprire prima di decollare.
Per volare in regola servono sette cose: la registrazione come operatore, un attestato adeguato alla sottocategoria di volo, la verifica delle zone geografiche, il limite di quota di 120 metri, le distanze corrette da persone e aeroporti, l’assicurazione di responsabilità civile e il Remote ID attivo. Se ne manca anche solo una, il volo non è conforme, anche se si conclude senza incidenti.
Questo articolo è il punto di partenza sul tema. Ogni voce è spiegata in breve, quanto basta per capire cosa vi riguarda, con il rimando all’articolo di approfondimento. La base è il quadro europeo EASA, i regolamenti 2019/947 e 2019/945, aggiornato al 2026. L’attuazione nazionale varia, quindi verificate sempre i dettagli presso l’autorità aeronautica del vostro Paese, in Italia ENAC.
Devo registrarmi come operatore di droni?
Sì, se il drone monta una fotocamera o un altro sensore in grado di raccogliere dati personali, oppure se pesa 250 grammi o più. A registrarsi è l’operatore, cioè la persona o l’azienda responsabile del volo, non ogni singolo apparecchio.
Dalla registrazione ottenete un numero di operatore, da applicare su ogni drone e da inserire nel sistema di identificazione remota. È l’adempimento più semplice ed è la prima cosa che viene chiesta in un controllo. La registrazione vale in tutta l’Unione, quindi ci si registra nel Paese di residenza e non in ogni Paese visitato. Procedura e applicazione del numero sono descritte nell’articolo sulla registrazione dell’operatore.
Quale attestato serve per il mio tipo di volo?
Dipende da quanto vicino alle persone volate e da quanto pesa il drone. La categoria aperta si divide in tre sottocategorie, A1, A2 e A3, con requisiti formativi diversi.
In A1 volate più vicino alle persone con droni di classe C0 e C1, ed è sufficiente il corso online con l’esame A1/A3. In A3 si vola lontano dalle persone, ad almeno 150 metri da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative, con lo stesso attestato. La sottocategoria A2 riguarda i droni di classe C2 impiegati più vicino alle persone non coinvolte e richiede l’ulteriore attestato A2, più impegnativo. Il confronto tra esame A1/A3 e attestato A2 aiuta a scegliere. Tutto ciò che esce dalla categoria aperta, per esempio il volo fuori dalla vista, rientra nella categoria specifica e richiede autorizzazione o scenario standard.
Come si controllano le zone geografiche prima del volo?
Controllate la zona nell’app ufficiale ogni volta, subito prima di decollare, perché le restrizioni possono essere temporanee e comparire da un giorno all’altro. Le zone geografiche sono aree in cui il volo è vietato, limitato o subordinato all’autorizzazione del gestore.
Rientrano tipicamente aeroporti, siti militari, istituti penitenziari, centrali, parchi nazionali e assembramenti di persone. Alcune zone sono attive solo in certe fasce orarie, altre si accendono per un evento o un’operazione di soccorso. Un sito sorvolabile ieri può essere chiuso oggi. La distanza dagli aeroporti non è un numero unico europeo: ogni aeroporto ha la propria zona pubblicata, motivo per cui conviene consultare la mappa invece di memorizzare un raggio.
Qual è la quota massima consentita?
In categoria aperta il limite è 120 metri dalla superficie. È un valore valido in tutta l’Unione e si misura dal terreno che si trova direttamente sotto il drone, non dal punto di decollo.
In terreno collinare la differenza è decisiva: risalendo un pendio dovete scendere per restare entro i 120 metri dal suolo. Esiste un’eccezione documentata per il volo vicino a ostacoli alti. Nell’ispezione di una struttura più alta di 120 metri, con il consenso del responsabile della stessa, potete salire fino a 15 metri sopra la sua sommità restando entro 50 metri da essa. Il quadro completo è nell’articolo sulla quota massima.
A che distanza stare da persone e aeroporti?
La distanza dalle persone dipende dalla sottocategoria. In A1 non si sorvolano assembramenti e si evita il sorvolo di persone non coinvolte. In A2 si mantengono almeno 30 metri, oppure 5 metri con la modalità a bassa velocità attiva. In A3 si resta a 150 metri dalle aree edificate e si vola dove non vi sono persone non coinvolte.
Il sorvolo di assembramenti è vietato in ogni sottocategoria della categoria aperta, senza eccezioni. Per gli aeroporti non vale un raggio fisso ma la zona geografica pubblicata per ciascuno scalo. Consultatela nell’app e, dove richiesto, ottenete l’autorizzazione del gestore aeroportuale o dei servizi del traffico aereo.
L’assicurazione RC per droni è obbligatoria?
Il regolamento europeo 785/2004 impone l’assicurazione per le operazioni commerciali e per gli aeromobili con massa al decollo pari o superiore a 20 chilogrammi. Sotto tale soglia l’obbligo dipende dal diritto nazionale, e diversi Stati, tra cui l’Italia, lo estendono ben oltre il minimo europeo.
A prescindere dall’obbligo, la polizza di responsabilità civile è una necessità pratica. Un drone di poche centinaia di grammi che cade su un’auto o su una persona provoca un danno molte volte superiore al premio annuo. Verificate se la polizza copre voli ricreativi e professionali, di norma sono prodotti distinti. Approfondimenti nell’articolo sull’assicurazione drone e in quello sull’assicurazione casco per il mezzo.
Che cos’è il Remote ID e chi riguarda?
L’identificazione remota è il sistema con cui il drone trasmette in tempo reale il numero di operatore, la posizione, la quota e la posizione del pilota, così che autorità e altri utilizzatori dello spazio aereo possano identificarlo. Funziona come una targa elettronica trasmessa localmente, senza connessione internet.
L’obbligo riguarda i droni di classe da C1 a C6 in categoria aperta e specifica, in pratica quasi tutto tranne la classe C0 più leggera. Il numero di operatore lo inserite voi, di solito nell’app del produttore, ed è vostra responsabilità verificare che la funzione sia attiva prima del decollo. Spiegazione completa nell’articolo dedicato al Remote ID.
Domande frequenti
Un drone sotto i 250 grammi mi esonera dagli adempimenti? No, non del tutto. Un drone leggero con fotocamera richiede comunque la registrazione dell’operatore, il rispetto delle zone, il limite dei 120 metri e il divieto di sorvolo degli assembramenti. Vengono meno soprattutto l’attestato A2 e alcuni vincoli di distanza.
Un attestato di un Paese UE vale negli altri? Sì. Competenza del pilota remoto e registrazione dell’operatore sono riconosciute in tutta l’Unione. Restano applicabili le zone geografiche e le regole nazionali del Paese in cui volate.
Cosa si rischia volando senza attestato? Le sanzioni sono stabilite a livello nazionale e variano molto, dalle sanzioni amministrative alla responsabilità penale in caso di pericolo. Verificate gli importi presso l’autorità, il tema è trattato nell’articolo sulle sanzioni.
Volare su un terreno di mia proprietà mi esonera dalle regole? No. Il diritto aeronautico riguarda lo spazio aereo, non la proprietà del suolo. Sopra una proprietà privata valgono le stesse zone, quote e distanze.
Serve il consenso delle persone riprese? Il diritto aeronautico non lo disciplina, la protezione dei dati sì. Chi pubblica o tratta professionalmente le immagini è soggetto al GDPR verso le persone identificabili.
Prossimo passo
Ripercorrete i sette punti e segnate cosa è già a posto e dove ci sono lacune: registrazione, attestato, zone, quota, distanze, assicurazione, Remote ID. Partite dalle lacune e leggete l’articolo dedicato a ciascuna. Confermate i requisiti aggiornati per il vostro drone presso ENAC, e usate i materiali e il trainer di dronexamine per trasformare le regole in preparazione all’esame.
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